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Scritto da Segreteria Provinciale Torino   
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SEGRETERIA PROVINCIALE

DICHIARAZIONI DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SIULP DI TORINO EUGENIO BRAVO.

Ci saremmo aspettati che il nostro appello alla meritocrazia e pari opportunità non cadesse nel nulla.

L'assordante silenzio sul nostro comunicato stampa datato 27 Maggio 2015 (visibile qui: http://www.torinosiulp.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2693&Itemid=1 ), con il quale chiedevamo conto e ragione del perché un poliziotto, corredato di tutti i titoli, attendesse ed attende da oltre 20 anni di essere trasferito presso la DIA (Divisione Investigativa Antimafia) piemontese, nonostante nel frattempo altri suoi pari ruolo, seppure più giovani e con non più titoli, siano stati trasferiti in quel delicato Ufficio al suo posto, ci rende consapevoli di un tristissima constatazione: sebbene il poliziotto in questione fosse portatore di istanze di giustizia "sociale" intese come pari opportunità e meritocrazia, nonostante le estenuanti chiacchiere politiche accompagnate da altrettanti significativi articoli, interviste ed editoriali suffragati da illustri firme, sull'importanza di sdoganare anche nel nostro bel Paese i sacrosanti principi della meritocrazia, una volta calati nella cruda realtà quotidiana, di fatto, diventano aria fritta a cui non frega niente a nessuno e nessuno vuole neanche lontanamente cercare di capire cosa è accaduto e perché sia accaduto.

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SEGRETERIA PROVINCIALE

DICHIARAZIONI DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SIULP DI TORINO EUGENIO BRAVO.

 Ill.mi Gruppi Parlamentari - ROMA
Al Signor Dirigente Ufficio Relazioni Sindacali - ROMA
Al Segretario Generale Nazionale SIULP- ROMA
 
Ci saremmo aspettati che il nostro appello alla meritocrazia e pari opportunità non cadesse nel nulla.

L'assordante silenzio sul nostro comunicato stampa datato 27 Maggio 2015 (visibile qui: http://www.torinosiulp.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2693&Itemid=1 ), con il quale chiedevamo conto e ragione del perché un poliziotto, corredato di tutti i titoli, attendesse ed attende da oltre 20 anni di essere trasferito presso la DIA (Divisione Investigativa Antimafia) piemontese, nonostante nel frattempo altri suoi pari ruolo, seppure più giovani e con non più titoli, siano stati trasferiti in quel delicato Ufficio al suo posto, ci rende consapevoli di un tristissima constatazione: sebbene il poliziotto in questione fosse portatore di istanze di giustizia "sociale" intese come pari opportunità e meritocrazia, nonostante le estenuanti chiacchiere politiche accompagnate da altrettanti significativi articoli, interviste ed editoriali suffragati da illustri firme, sull'importanza di sdoganare anche nel nostro bel Paese i sacrosanti principi della meritocrazia, una volta calati nella cruda realtà quotidiana, di fatto, diventano aria fritta a cui non frega niente a nessuno e nessuno vuole neanche lontanamente cercare di capire cosa è accaduto e perché sia accaduto. E' preferibile attardarsi a discutere in astratto sul riconoscimento di principi che non esistono, gareggiando su chi è più bravo, convincente, credibile e filosoficamente più interessante, piuttosto che scendere a valutare in concreto i paradossi di un sistema dentro il quale vivono e si alimentano insopportabili ingiustizie. E proprio vero che tra le chiacchiere e i fatti, prevalgono tristemente le chiacchiere.

Sicuramente non sarà l'unico caso italiano, quello di questo poliziotto, e non sarà limitato alla sola nostra Amministrazione. Ma la nostra vana speranza si basava proprio sul fatto che qualcuno dell'informazione, qualche politico o uomo delle istituzioni potesse avere l'ardire di distinguersi, come abbiamo avuto noi, cercando di capire e magari provare a correggere, (anche se trattasi di un piccolo singolo caso) questa discrasia del sistema. Sistema che sembra voler chiudere le porte in modo inesorabile proprio a chi nella sua vita professionale ha acquisito, con impegno, tutti i numeri per poter rendere coerente e puntuale un servizio allo Stato ed ai cittadini e in un settore molto delicato. Invece, al contrario, sembra che l'unico riconoscimento al merito sia proprio quello di non farlo esistere, confondendo il soggetto meritevole nel fumoso ed indifferenziato anonimato della burocrazia ministeriale a cui tutti, bravi, cattivi, meritevoli o meno meritevoli si amalgamano, guidati da regole che consolidano e immobilizzano tutti nella nebbia Kafkiana e da cui far emergere qualcuno al momento opportuno, ma indipendentemente dai presupposti meritocratici.

Al poliziotto nel nostro caso non resterebbe che adagiarsi, accettando supinamente di essere relegato, perduto nei pretestuosi meandri della burocrazia ministeriale.

La nostra "speranza" ci induce, in extremis, a rivolgerci con grande rispetto ai Gruppi parlamentari inviando il presente ed il precedente comunicato stampa fiduciosi che nella classe politica italiana ci siano ancora persone sensibili e coerenti, da cui attendersi una provvidenziale verifica di quanto accaduto.

Il fatto in sé non crediamo sia avulso da questioni politiche ma, al contrario, sottende aspetti di rilevanza tale che attengono questioni delle quali, in pubblico, gli esponenti politici risultano convinti assertori.

La questione che il SIULP di Torino solleva, sebbene a prima vista può sembrare interesse di un solo soggetto, il poliziotto in questione, in realtà riveste il carattere della generalità propria di tutte le questioni politiche, che si ammantano di principi sospinti da uno spirito di cambiamento sociale. E quando il cambiamento è rivolto ad un mal costume sociale, riteniamo valga la pena di esporsi nella speranza che la storia, un domani, possa testimoniare il riconoscimento meritocratico tra le conquiste sociali.

Senza arrenderci all'evidenza, fiduciosi attendiamo un cenno di riscontro.

Rispettosi saluti.

Torino, 28 luglio 2015

 
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