I nuovi orizzonti della Sicurezza, tra Body Cam e Reato di Tortura Stampa E-mail
Scritto da Segreteria Provinciale Torino   
Active Image
SEGRETERIA PROVINCIALE

DICHIARAZIONI DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SIULP DI TORINO EUGENIO BRAVO.

"Le scelte politiche di questo Paese sono sempre più incomprensibili per noi che ci onoriamo di rappresentare anche quei tanti poliziotti impegnati nel controllo del territorio.

Ci dicono che le "body cam" in pratica videocamere con il compito di riprendere i più differenti interventi delle volanti, agiscono in funzione di autotutela del poliziotto operante. Autotutela che si estrinsecherebbe contro ingiuste ed ingiustificabili denunce inoltrate contro i poliziotti del pronto intervento. Tutto ciò potrebbe essere significativo se non fosse che l'utilizzo della "body cam" non è nella disponibilità del poliziotto ma, la sua attivazione, dipende da precise modalità di intervento, stabilite da un apposito "disciplinario" che obbliga i poliziotti all'uso della videocamera. Se questo criterio vuole stimolare la professionalità dei poliziotti delle volanti nessun problema: fortunatamente il servizio di pronto intervento (113) è gestito ed effettuato da personale capace e competente.

Ciò che rende antipatico il "disciplinario" della "body cam" non è  mettere a nudo l'attività dei poliziotti, ma il tentativo di taluno di mettere in discussione la loro professionalità, immaginando un servizio di controllo del territorio quasi più come un rischio alle libertà e incolumità del cittadino anzichè un fondamentale baluardo contro il crimine e l'illegalità diffusa dimenticando, oltretutto, che l'intervento della volante è quasi sempre richiesto telefonicamente da cittadini in situazioni di pericolo.

Se non rappresentata politicamente a dovere, la "body cam" potrebbe inserirsi in un contesto di decisioni politiche nel quale i poliziotti del pronto intervento (come in verità anche quelli dei Reparti Mobili) vengano rappresentati come poco affidabili e magari pericolosamente fuori controllo. In pratica potrebbe emergere la pericolosa sensazione che chi deve garantire la sicurezza dei cittadini in realtà non da sufficienti garanzie di sicurezza nel suo operato. Può sembrare una contraddizione ma è la realtà.

Ma intanto, in modo totalmente contraddittorio, se per tutelare i poliziotti si spendono centinaia di migliaia di euro per le "body cam", nello stesso tempo, alla faccia della tutela, proprio a quei poliziotti delle volanti che dicono di voler tutelare, si tolgono i più agevoli giubbotti antiproiettile sotto camicia perché numericamente insufficienti.

Le videocamere rappresentano il futuro a cui nessuno intende opporsi l'importante è che chi ha il compito di regolamentare questa nuova metodologia di intervento,  tenga in debita considerazione tutte le sfaccettature che l'uso della forza possa richiedere, perché, se non si chiarirà perfettamente ed a tempo debito, quale procedura comportamentale si richiede al poliziotto durante l'adempimento del proprio dovere, il rischio di imbattersi anche nel reato di tortura, così come previsto dalla legge in discussione al Parlamento non è impossibile. Sedare una rissa, cercare di recuperare il maltolto appena rubato, trovare prima possibile una persona sequestrata, fermare una resistenza e controllare extracomunitari clandestini, impedire insomma che un reato possa protrarsi con conseguenze ulteriori come previsto dal C.P.P., richiede una inevitabile legittima azione volta a convincere l'autore del reato a collaborare con le Forze dell'Ordine. Ma se al contrario lo Stato, attraverso la sua classe politica, ritiene  sia bene evitare qualunque tipo di sollecitazione psicologica verso l'autore del crimine, a prescindere dall'esito delle conseguenze del reato, basterà semplicemente fissarlo normativamente affinchè nessun poliziotto possa diventare facile capro espiatorio di una errata interpretazione normativa, rischiando di trovarsi sotto processo, per aver anche solo chiesto al malvivente, con sguardo truce, di svelare il covo ove nasconde la droga, le armi o anche cose oggetto di ricettazione e quant'altro. Anche perché, deve essere chiaro a tutti, il poliziotto non è uno psicologo e non potrà mai percepire il differente grado di sensibilità del soggetto che ha di fronte ma, come prevede la legge, una volta rispettata la dignità della persone, deve basarsi sui fatti concreti ed evitare che il reato posso continuare a produrre i suoi effetti.

Se chi Governa il Paese vorrà una polizia che si limiti ad arrestare o ad indagare autori di reato usando metodi comprensivi e compiacenti, avendo la massima cura di non urtare la suscettibilità o la sensibilità del responsabile del reato, vedremo di adeguarci a queste richieste, magari con appositi corsi di "bon ton". 

Diremo sicuramente una banalità, ma ricordare a taluni che le Forze dell'Ordine sono costituite da esseri umani e quindi imperfetti come tutti gli uomini, non significa inventarsi giustificazioni agli errori del passato, ma rendersi conto che per quanto la Polizia sia cambiata, migliorata e migliorabile professionalmente e per quanto qualcuno voglia limitare, imbrigliare o irrigidire l'attività di polizia, purtroppo, l'errore umano sarà sempre inevitabile. Ma ciò non può significare che tutto l'apparato di sicurezza sarà ineluttabilmente destinato a sbagliare. Una semplice lettura oggettiva dei successi e dei risultati ottenuti dalle Forze dell'Ordine contro il crimine, può comprovare la verità di questo assunto ed il loro livello di credibilità. 

Tuttavia, vista la strada intrapresa dai nostri governanti, quello che in definitiva occorre alle Forze dell'Ordine e capire una volta per tutte, che uso vuole fare lo Stato del monopolio della forza perché le Forze dell'Ordine che esprimono il legittimo uso della forza dello Stato devono conoscere i loro limiti reali non sempre canonizzati, a prescindere anche dall'efficace portata del contrasto al crimine. Il SIULP vuole che i poliziotti non debbano rischiare di vedersi puntare il dito contro, qualora i dati del controllo del territorio non dovessero essere proprio confortanti.

Nessuno vuole scherzare su argomenti tanto seri e importanti e quanto detto, potrebbe realisticamente rappresentare cupi scenari.

Se il nuovo contesto operativo permarrà nella sua non auspicabile ambiguità, diventerà imprescindibile che tutti i poliziotti impegnati nella prevenzione e repressione dei reati, si sentano legittimati dal forte condizionamento psicologico riversato su di loro, ad agire con sempre più estrema cautela, anche a rischio di compromettere l'efficienza e l'efficacia della finalità istituzionale salvaguardando, in primis, la loro incolumità da facili processi accusatori.

Diventerà indispensabile mettere i poliziotti in sicurezza affinchè possano operare in condizione da evitare, il più possibile, il contatto fisico, utilizzando strumenti dissuasivi e in grado di gestire forme di violenza (spry al peperoncino, Taser, videocamere sulle autopattuglie e quant'altro).  

Infatti solo il limitato contatto fisico e la chiarezza normativa sulla  volontà politica di prevedere il reato di tortura con la sua particolare fattispecie (acute sofferenze psicologiche) affatto dimostrabili,  solo chiarendo in modo inequivocabile,  fino a che punto potrà essere legittimo l'uso della forza, e cioè solo chiarendo senza infingimenti, fino a quanto potrà spingersi il poliziotto videoregistrato per assicurare un criminale o anche solo qualcuno "fuori controllo", solo allora sarà possibile garantire un servizio di prevenzione e repressione reati  che consenta ai poliziotti di assolvere al loro dovere  con un po' più di serenità.   Diversamente senza chiarezza e con la paura di sbagliare, il caos legalizzato potrebbe diventare realtà.

Una domanda in conclusione sorge spontanea: i cittadini chiedono più sicurezza soprattutto per fronteggiare anche i rischi terroristici e per i quali i poliziotti delle volanti rappresentano il primo visibile baluardo dello Stato e tuttavia, proprio adesso, lo stesso Stato sente l'impellente dovere di condizionare l'operato delle forze dell'Ordine? Che anche questo rientri nella solita litania che ce lo chiede l'Europa."

Torino, 03 luglio 2015

 
< Prec.   Pros. >
LAUREARSI A TORINO
CON IL SIULP
linkcampus1.jpg
auto_giannini.png

contattaci.jpg

facebook.png
youtube.png

Statistiche di accesso

da martedì 15 maggio 2012: Contatore utenti connessi
da venerdi 4 dicembre 2015:
Utenti connessi