Quale Meritocrazia nella Polizia di Stato? Stampa E-mail
Scritto da Segreteria Provinciale Torino   
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SEGRETERIA PROVINCIALE

DICHIARAZIONI DEL SEGRETARIO GENERALE DEL SIULP DI TORINO EUGENIO BRAVO.

"Se la meritocrazia è la stella polare di questo Governo, bene farebbe a verificare se e quale meritocrazia esiste nella Polizia di Stato. 

Perché se un poliziotto, uno dei tanti appartenente al ruolo degli Ispettori (ma potrebbe valere per qualunque altro ruolo), nonostante sia altamente qualificato e pluripremiato per attività investigative (e con tanto di Laurea specifica e corsi di formazione specifici relativi ai reati di riciclaggio e criminalità organizzata), un tempo in servizio alla Criminalpol di Torino, è costretto ad attendere pazientemente dal 1993 il suo trasferito presso la DIA (Divisione Investigativa Antimafia di Torino) scavalcato nel tempo da altri non più qualificati del collega, qualcosa proprio non torna nel sistema della meritocrazia, ma anche solo nella valorizzazione del personale.

Trasferire un poliziotto così qualificato in un Ufficio così delicato, dove potrebbe contribuire all'efficacia e all' efficienza del lavoro  della DIA, secondo l'ABC della meritocrazia, tanto cara ai nostri governanti, dovrebbe essere per il Ministero dell' Interno una scelta quasi obbligatoria, quanto auspicata. 

E non sono convinto che il caso in questione rappresenti un fatto isolato. In generale, per essere trasferiti in alcuni Uffici info-investigativi di Polizia la scelta del personale, come giusto che sia, spetta al Dirigente dell'Ufficio o comunque al Questore. Ne consegue che, tralasciando la preparazione di chi deve decidere che diamo per acquisita, se il Dirigente è in grado di sopportare eventuali ingerenze che lo spingono a prendere nel suo Ufficio "amici degli amici" o scegliere tra chi ha qualche "Santo in paradiso" il caso potrebbe non sussistere, sebbene la scelta dipenda comunque dalla libera discrezione del Dirigente. Ma se il Dirigente comunque in carriera, alla qualità meritocratica non riesce a non anteporre la compiacenza  interessata, quanta valorizzazione del dipendente e quanto vantaggio in termini di miglioramento dell'Ufficio verrà sacrificato?

In verità credo che, al di la della DIA la cui scelta spetta al  Dipartimento, il sistema meritocratico nel nostro Paese non può funzionare perfettamente, senza sbavature, se la scelta tra le persone più adatte, venga decisa da un singolo Dirigente, per quanto illuminato possa essere, senza avere in supporto alcun criterio sostanziale e trasparente (d'altronde il curriculum personale, come chiaramente dimostrato dal collega in questione, non è sempre sufficiente). 

Fortunatamente l'impegno dei poliziotti è grande ed i corsi di formazione e aggiornamento non mancano per cercare di sanare  eventuali errori di partenza inerenti alle scelte delle persone più adatte.

Intanto, sembra proprio che nemmeno questa volta il nostro Ispettore qualificato e pluripremiato venga trasferito alla DIA di Torino; al suo posto sembra già sia stata fatta la richiesta di un altro Ispettore, con una domanda di trasferimento per la DIA, sicuramente  più recente. 

Il Siulp non si rassegna e continuerà a segnalare ed a rappresentare con forza tutte le discrasie di un sistema che sappiamo bene, purtroppo, non riguarda solo la Polizia di Stato che, anzi, grazie alla qualità dei concorsi di accesso, le criticità meritocratiche sono meno presenti. Forse, senza alcuna presunzione o inutile strumentalizzazione, la questione, vista anche nel suo complesso, potrebbe essere anche degna di attenzione politica.

Speriamo soltanto che la nuova organizzazione della scuola italiana con la figura del cosiddetto (Preside sceriffo) preveda bilanciamenti e criteri più trasparenti, che prevengano l'illusione dell'infallibilità del singolo Dirigente; già perché, a parte l'accettazione o meno di un dipendente a lavorare in un determinato Ufficio sempre il Dirigente, alla  fine di ogni anno, deve esprimere un giudizio sull'operato dei suoi dipendenti e purtroppo in alcuni casi, gridare alla semplice ingiustizia è finanche banale."

Torino, 27 maggio 2015

 
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