Et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt Stampa E-mail
Scritto da Segreteria Provinciale Torino   
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SEGRETERIA NAZIONALE

Et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.

(La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno sopraffatta)

Editoriale del Segretario Generale Felice Romano

Siamo a fine anno. Anche il 2014 volge al termine lasciandosi alle spalle mesi complicati contrassegnati di difficoltà veramente enormi. Erano anni che non affrontavamo una così complessa e delicata fase: la crisi economica, quella del mondo produttivo ma, soprattutto quella della politica. Una crisi ampia e radicata che ha fatto sentire tutta la sua forza di disgregazione delle Istituzioni, degli enti locali ma anche dei soggetti che, da sempre sono deputati a governare questi processi complicati per tenere il tutto nell'alveo della civile convivenza e della sostenibilità che il sistema paese deve garantire.

Gli eventi sono stati talmente repentini e gravosi da mettere in discussione ogni autorevolezza persino del sindacato che, come sappiamo in questi frangenti ha sempre saputo dare il meglio di se per garantire i lavoratori ma anche il sistema economico e sociale che tiene insieme il nostro Paese.

La credibilità del sindacato, così come quella della politica e delle stesse Istituzioni (basti pensare al Parlamento e al clima di caccia alle streghe che abbiamo registrato nei confronti dei parlamentari, alcuni dei quali sono arrivati persino a nascondersi negando di far parte del nostro sistema parlamentare) non è stato del tutto spontaneo. Abbiamo toccato con mano l'azione travolgente che è stata dispiegata da tanti soggetti (mass media, alcuni partiti, movimenti di cittadini più o meno spontanei, persino alcuni sindacati, come accaduto da noi) per alimentare un clima di sfiducia e di odio nei confronti di chi, con tutte le difficoltà del momento cercava comunque di gestire la grave crisi e di trovare soluzioni che potessero risolvere al meglio i problemi in funzione delle reali possibilità.

Abbiamo, in sostanza assistito ad una sorta di guerra tra chi, ancora illuminato voleva assumersi la responsabilità e risolvere le questioni e chi, invece essendo uguale alle tenebre perché sosteneva che tutto era nero e non si sarebbe mai risolto nulla, spingeva solo verso il disfattismo creando le condizioni del tanto peggio tanto meglio. Una guerra della luce contro le tenebre.

In questa paradossale situazione mi è tornata alla mente la frase "Et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt" riferita alla guerra tra i figli della luce e i figli delle tenebre.

Tra i famosi manoscritti giudaici venuti alla luce nel 1947 a Qumran, sulla sponda occidentale del Mar Morto, infatti, ce n'è uno intitolato dagli studiosi Il Rotolo della Guerra. In esso si descrive la battaglia finale di una guerra quarantennale tra i Figli della Luce e i Figli delle Tenebre, segnata dal trionfo della Luce. Anche nel celebre inno che funge da prologo al Vangelo di Giovanni si ha qualcosa di analogo.

Ho ritenuto riproporla perché essa, a mio giudizio rispecchia esattamente quanto abbiamo vissuto in questo anno che volge al termine.

Il perdurare del blocco delle procedure contrattuali, così come quello del tetto salariale, un nuovo tentativo di modificare il nostro sistema previdenziale che annullava del tutto la nostra specificità, l'attacco diretto alle prerogative sindacali con il taglio dei permessi e dei distacchi, la volontà immediata di alcuni partiti o singoli parlamentari di introdurre sia il reato di tortura, come reato specifico delle Forze di polizia, che il numero identificativo personale per ogni appartenente alle Forze dell'ordine o la volontà del Capo della Polizia di voler sia annullare la potestà contrattuale del sindacato, introducendo un emendamento nella legge di stabilità che rendeva vana la contrattazione decentrata e l'intero impianto dell'A.N.Q., sia quella di chiudere, entro lo scorso mese di settembre, 253 uffici delle Specialità, che introdurre dei protocolli operativi i quali, anziché tutelare i poliziotti li espone in modo diretto, senza alcuna tutela legale, sia in sede penale che civile per il risarcimento dei danni atteso che l'Amministrazione veniva manlevata in ogni caso, sono stati solo alcuni dei pericoli e dei gravissimi problemi che abbiamo dovuto affrontare in questo anno.

Il tutto mentre alcuni sindacati del comparto non facevano altro che inneggiare alla unificazione di tutte le Forze di polizia, all'inutilità del nostro agire perché lo sblocco del tetto salariale non ci sarebbe mai stato o, peggio ancora ad attirare l'ira di tutti per comportamenti che hanno fatto gridare ad alcuni che l'intero mondo della sicurezza era inaffidabile e violento.

Non sono mancati anche tentativi interni di delegittimazione dell'Organizzazione, oltre che di qualche suo responsabile, attraverso azioni maldestre e anacronistiche per resuscitare modelli organizzativi obsoleti e inattuali, attesa la mancanza di legittimazione politica che in passato invece avevano, per il sol fine di salvaguardare se stessi attraverso la pretesa, assurda e destrutturante di diretto accesso alle prerogative e alle risorse sindacali.

Insomma, un piccolissimo ma bel potpourri di tenebre e di guastatori, accumunati dal solo intento di arrivare al tanto peggio tanto meglio senza nemmeno essere sfiorati, almeno per un istante dal fatto che la mancata soluzione a tutte le problematiche avrebbe significato danni irreparabili per i poliziotti e tutti gli appartenenti al Comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Potpourri animato da poche idee, anzi pochissime e molto, anzi moltissimo, confuse. Così confuse da confondere persino i dati matematici che, come sappiamo, almeno quelli, sono incontrovertibili.

E allora ecco che 38 proponenti su oltre 200 componenti il Consiglio Generale diventano il 30% dell'organismo, anziché il 15%, così come i 16 che resistono e non votano il documento finale, continuano ad essere il 30%, sempre degli oltre 200 componenti, anziché l'8%. Ma le tenebre, si sa, oltre ad oscurare ciò che investono, offuscano anche se stesse.

Meno male che c'è la luce; meno male che c'è il SIULP. Così come il congresso lo ha voluto e rafforzato. Attuale, forte, pluralista nella garanzia della dignità politica (e non organizzativa) fermo sui suoi valori ma efficace e pronto a reagire nella difesa dei colleghi, sempre più punto di attrazione del consenso, sempre capace di dispiegare strategie che raccolgono consenso e condivisione.

Anche quest'anno, infatti il consenso del SIULP non solo ha mantenuto il suo primato ma è anche stato rafforzato. Perché il SIULP, piaccia o no, è ancora l'unico modello di sindacato di ispirazione confederale che i colleghi vogliono e sostengono.

Ed ecco, allora che la luce attrattiva del SIULP, grazie all'impegno costante, pressante e perseverante, è riuscita a costituire un cartello, forte e coeso, con oltre 28 sigle sindacali e tutti i Cocer del mondo militare con il quale, lavorando sodo, abbiamo ottenuto una serie di importanti e concreti risultati.

Il Tetto salariale è stato sbloccato, mentre sono stati bloccati i disegni di legge relativi all'introduzione del reato di tortura come reato specifico e quello relativo ai numeri identificativi personali (anche perché abbiamo fatto notare che in Europa, diversamente da quello che alcuni sostenevano strumentalmente, i numeri identificativi ci sono in due o tre paesi ma sono di reparto e non personali) così come la chiusura dei 253 uffici della sola Polizia di Stato voluta dal Capo della Polizia e l'approvazione dei protocolli operativi (almeno come ci erano stati propinati); stessa sorte per la previdenza, fatta eccezione per la parte che riguarda coloro i quali avevano mantenuto il sistema retributivo nel 1995 e ai quali viene garantita l'applicazione di quel calcolo (113% dell'ultimo stipendio), mentre è stata prevista la riapertura delle procedure per la definizione del nuovo ANQ, secondo i principi e le procedure sinora adottati, e la necessità di rivedere l'intero modello della sicurezza prevedendo anche interventi che abbassino l'età media, attraverso la revisione delle procedure concorsuali e la valorizzazione delle professionalità presenti con intervento sulle carriere.

Nel frattempo abbiamo salvaguardato le prerogative dei permessi e dei distacchi facendo operare il taglio su quelli previsti per le convocazioni da parte dell'Amministrazione che oggi chiamerà un solo rappresentante a suo carico.

Questi i fatti.

Questo la concretezza del nostro agire grazie alla forza e alla autorevolezza del SIULP, che discende dal suo attuale modello organizzativo.

Insomma, per ritornare al titolo di questo editoriale, la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno sopraffatta.

Il prossimo anno ci attende un nuovo percorso di confronti e di costruzione di progetti per garantire il modello, che va innovato ma nel solco dei valori della legge 121 che ancora oggi è valida nella sua impalcatura portante, e riformare le nostre carriere in modo da renderle aderenti al nuovo modello e alle legittime aspettative dei colleghi.

Con questi auspici, nella consapevolezza che anche il dato associativo ha confermato che il 2014 nonostante tutte le difficoltà e i problemi con cui ci ha investito è stato un anno di duro lavoro ma anche di concretezza, auguro a tutti Voi e ai vostri Cari un sentito augurio di buone feste e di un felice e prospero 2015.

 
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